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Il reato di truffa online: cosa prevede la legge italiana

  • Immagine del redattore: Francesco Bosco
    Francesco Bosco
  • 23 lug 2025
  • Tempo di lettura: 3 min

Aggiornamento: 8 ago 2025

Truffa online e art. 640 c.p.: pene, tempi per la querela, esempi pratici e strategie difensive. Assistenza legale a Torino per vittime e imputati.


Negli ultimi anni, le truffe online sono diventate una delle forme di reato più diffuse nel mondo digitale. Dalle false vendite su e-commerce al phishing, fino ai finti investimenti, le modalità con cui i truffatori operano sono sempre più sofisticate e difficili da individuare. In questo articolo analizziamo come la legge italiana disciplina il reato di truffa online, quali sono le pene previste e come tutelarsi, sia dal punto di vista della vittima che dell’imputato.


Cos’è la truffa online secondo il Codice Penale

La truffa online rientra nella disciplina dell’articolo 640 del Codice Penale, che punisce chi, con artifizi o raggiri, induce qualcuno in errore per ottenere un ingiusto profitto con danno altrui.La pena prevista è la reclusione da sei mesi a tre anni, oltre a una multa da 51 a 1.032 euro.

Quando la truffa viene commessa tramite strumenti informatici o telematici, si applica un’aggravante che può aumentare la pena, poiché la modalità digitale amplia la portata del raggiro.


Esempi di truffa online più comuni

Alcune delle condotte più diffuse includono:

  • False vendite su piattaforme di e-commerce: il bene pagato non viene mai spedito.

  • Phishing: email o messaggi che rubano dati bancari o personali.

  • Finti investimenti: siti che promettono guadagni rapidi ma spariscono dopo aver incassato denaro.

  • Finti rimborsi: sms o email che chiedono di inserire dati di carte di credito per ottenere un presunto rimborso.


Aggravanti e reati connessi

In alcuni casi, la truffa online può concorrere con altri reati:

  • Sostituzione di persona (art. 494 c.p.), quando viene usata l’identità digitale di un altro soggetto.

  • Accesso abusivo a sistemi informatici (art. 615-ter c.p.), se vengono violate banche dati protette.

Tali fattispecie aggravano la posizione dell’imputato e rendono più complessa la difesa.


Querela e termini di presentazione

La truffa è un reato normalmente procedibile a querela di parte: la vittima deve sporgere querela entro 90 giorni dal momento in cui scopre l’inganno.In presenza di aggravanti (come il danno rilevante o la vittima minorenne), il reato diventa procedibile d’ufficio e non richiede la querela.


La giurisprudenza e i criteri di valutazione

La Cassazione penale (sentenza n. 25709/2022) ha chiarito che non tutti i ritardi o inadempimenti contrattuali costituiscono truffa: serve la prova dell’intento iniziale di ingannare la vittima. Questo aspetto è cruciale per distinguere un mero disguido commerciale da un reato penale.


Difesa dell’imputato: quali strategie adottare

Chi riceve un avviso di garanzia per truffa online deve muoversi subito.Le principali linee difensive possono basarsi su:

  1. Assenza di dolo iniziale: dimostrare che non vi era l’intenzione di truffare.

  2. Insufficienza delle prove: contestare elementi indiziari non sufficienti.

  3. Messa alla prova o patteggiamento: strumenti alternativi che possono portare all’estinzione del reato, soprattutto in caso di risarcimento alla vittima.


Domande frequenti (FAQ)

1. Posso denunciare una truffa online avvenuta su un sito estero?Sì, se la vittima si trova in Italia, la competenza resta delle autorità italiane.

2. Cosa succede se scopro la truffa dopo 90 giorni?La querela non è più valida, salvo che il reato sia aggravato e procedibile d’ufficio.

3. Come posso recuperare il denaro perso?L’avvocato può chiedere il sequestro preventivo delle somme e avviare azioni civili per il risarcimento.


Se sei stato vittima di una truffa online o hai ricevuto un avviso di garanzia?

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